Bruno Munari

graphic and product designer, artist

http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0026526/?view=soggetti&offset=639&hid=29&sort=sort_int

1907/1998

Milan, Italy

scenario
categoria
soggetti
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persona fisica

Mirko Basaldella

sculptor, painter

Costantino Nivola

sculptor

“Pittore, scultore, designer grafico e industriale, artista nel senso più ampio, Bruno Munari è stato una delle figure più indipendenti e influenti nella storia del design italiano e internazionale.”
Nato a Milano nel 1907, e cresciuto nelle campagne del Polesine (Veneto meridionale), al suo ritorno nella città natale si unisce presto al gruppo di artisti del Secondo Futurismo, ma ugualmente presto comincia a rendere il suo lavoro sempre più autonomo, forzando i perimetri di pittura e scultura per concentrarsi sull'oggetto e sul meccanismo come soggetti di studio. Quest’opera raggiunge una grande diversificazione di campi e di media esplorati.
Fin dal 1929 infatti Munari lavora come grafico pubblicitario, ma nel frattempo sviluppa le composizioni aeree in movimento note come Macchine Inutili (dal 1933).
Nel 1942, pubblicando Le macchine di Munari presso Einaudi, comincia il suo rapporto con la casa editrice torinese, di cui nei successivi 40 anni curerà un’ampia parte delle grafiche.  Diventa anche direttore artistico di diverse altre testate: Grazia e Il Tempo nel 1939, Domus tra 1943 e 1944, dal 1950 il nuovo Epoca.
Nel 1948 è tra i fondatori del M.A.C. (Movimento Arte Concreta), e continua le sperimentazioni nell'arte cinetica, la coesistenza di moti organici e meccanici propria delle opere di Alexander Calder e di molti componenti del gruppo Zero. Dal 1953 inizia una nuova esplorazione delle arti visuali con le proiezioni dirette a luce polarizzata. Nel 1962 organizza a Milano la prima mostra di Arte Programmata, e nel 1964 inizia anche il lavoro sulle Xerografie originali, ritratti deformati attraverso il movimento in fase di riproduzione con una fotocopiatrice.

L’esplorazione della forma, assieme a una lettura immaginaria e ironica della natura, assume quindi un valore centrale, attraverso i vari campi di espressione del lavoro di Munari: il prodotto, in quello che assumerà il “marchio” di  good design (collabora continuativamente con molte aziende di industrial design, come Danese con cui realizza oggetti quale il posacenere Cubo del 1957 o la lampada Falkland del 1964); le grafiche, più o meno rigorose ma sempre improntate a una comunicativa efficace e diretta; le opere plastiche tese tra prodotto e scultura quali le Sculture da viaggio pieghevoli in cartone (dal 1958). 
Centro vero e proprio dell’opera di Bruno Munari è però lo spazio, approcciato come materia dentro la quale la vita umana si articola: come altri temi del discorso di Munari, si articola in espressioni e tempi diversi, parte dalle Macchine Inutili e passa dalla ironica ricerca della comodità in una poltrona scomoda creata per Domus nel 1944, e arriva nel 1971 all'ideazione dell'Abitacolo (per Robots), una unità spaziale descritta solo da una struttura metallica leggera dell’ingombro di un letto singolo, in cui si riuniscono tutte le pratiche fondamentali dell'abitare. 

Nonostante la sua presenza pervasiva, fino agli anni ’80 Munari mantiene una posizione relativamente periferica rispetto al panorama culturale italiano, mentre a livello internazionale tra gli anni ‘50 e ‘60 la risonanza della sua opera è molto alta. 
Rilevante la sua presenza newyorkese, più specificamente al MoMa: nel 1954 vi espone le sue Proiezioni Dirette – precedentemente esposte nello studio cittadino di Leo Lionni. 
L’anno successivo, a lui e ad  Alvin Lustig è dedicata la mostra Two Graphic Designers (1955) e undici anni dopo è tra gli artisti esposti in The Object Transformed (1966). Nello stesso anno per il MoMA pubblica anche Libro Illeggibile N.Y.1, e nel 1968 partecipa alla mostra The machine as seen at the end of the mechanical age, curata da K.G. Pontus Hultén, personaggio che in seguito aprirà la stagione della sua riscoperta critica come personaggio fondante per la visibilità internazionale del contesto italiano, inserendolo nel catalogo della mostra di Palazzo Grassi Arte Italiana. Presenze 1900-1945 (1989). Oltre a mostre e performance come quella alla Howard Wise Gallery di New York, dove Munari crea dal vivo alcune delle sue Xerografie originali, il contributo teorico fondamentale dell’artista e grafico si ha con le lezioni tenute al Carpenter Center for Visual Art della Harvard University nel 1967. Il contenuto di queste lezioni, parte del Design Workshop della Harvard Graduate School of Design, diretto in quegli anni da Mirko Basaldella come successore di Costantino Nivola (1956-57), andrà a creare una delle opere più conosciute di Munari, il libro Design e comunicazione visiva del 1968.

Continua la sua attività didattica anche in Italia, con l’ISIA di Faenza di cui diviene consulente didattico nel 1980, e con grandi serie di laboratori creativi e didattici per bambini. 
A partire poi dalla mostra antologica milanese del 1986 che gli viene dedicata a Milano (Palazzo Reale) per poi spostarsi in diverse destinazioni internazionali, ritrova una centralità nel contesto italiano, di cui era sempre rimasto partecipe fin dalle prime Biennali cui aveva partecipato negli anni ’30, e che gli riconosce un credito culturale e formativo, prima e dopo il 1998, anno della sua morte.
 

Vettori collegati

Harvard Graduate School of Design

University

Mirko Basaldella

sculptor, painter

Italy: The New Domestic Landscape

exhibition

The Museum of Modern Art

museum

Leo Lionni

Costantino Nivola

sculptor

"Residential lighting, something familiar, something fanciful"

Interiors, 4/1966

"Reviews"

Architectural Forum, 5/1948

Fonti

The Object Transformed. New York: The Museum of Modern Art, 1966. 
Antonello, Pierpaolo. Matilde Nardelli, Margherita Zanoletti (a cura di). Bruno Munari: The Lightness of Art. Oxford: Peter Lang, 2017.
Hultén, Karl Gunnar Vougt Pontus. The machine, as seen at the end of the mechanical age. New York: The Museum of Modern Art, 1969.
McManus, Kevin.  Italiani a Harvard. Costantino Nivola, Mirko Basaldella e il design workshop (1954-1970). Milano: FrancoAngeli, 2015.
Meneguzzo, Marco. Bruno Munari. Roma, Bari: Laterza, 1993.
Munari, Bruno. Design e comunicazione visiva. Bari: Laterza, 1968.

Author Giovanni Comoglio