In praise of Architecture

libro

1960 

New York: Dodge Corporation; Genova: Società Editrice Vitali E Ghianda (1957); 

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Nel 1960 la casa editrice Newyorkese F. W. Dodge Co. dà alle stampe per il pubblico americano In Praise of Architecture, traduzione del volume Amate l’Architettura, scritto da Gio Ponti e pubblicato in Italia da Vitali e Ghianda nel 1957. Il libro, di 288 pagine, rilegato con copertina rigida, viene messo in vendita ad un prezzo piuttosto contenuto (6,95 dollari) se confrontato con altre pubblicazioni illustrate dell’epoca, e viene pubblicizzato sulle pagine di Architectural Record, rivista specializzata pubblicata dalla stessa casa editrice. Nel risvolto di copertina l’attenzione del pubblico è convogliata non tanto sulla natura del libro quanto sulla figura di Ponti, “a versatile Italian”, del quale vengono offerti al lettore dettagli biografici volti a rivelare il ritratto privato dell’uomo più che del progettista: “He sleeps no more than 4 hours a night, works the remaining 20, and remains as young at 63 as most of us at 16”.

Negli anni il volume, “nato come una collezione di idee” (Ponti, 1957, VIII), viene tradotto in diverse lingue mutando spesso la propria struttura, operazione certamente facilitata dalla natura aperta del testo. Lo stesso accade per la versione inglese, tradotta da Mario Salvadori che ne firma anche la prefazione e dalla moglie Giuseppina Tagliacozzo: alcuni capitoli presenti nella versione originale (“elettricità protagonista” e “la nostra è un’epoca meravigliosa”) vengono esclusi e il libro destinato al pubblico americano arricchisce il proprio apparato iconografico divergendo dalle dichiarazioni fatte dallo stesso autore in Amate l’Architettura:questo libro ha poche illustrazioni: non è vero che il lettore oggi guardi soltanto e non legga: è un luogo comune, errato come tutti: abbiamo sete invece di leggere, abbiamo gli occhi stanchi di guardare troppe immagini, che è un guardare senza conoscere” (Ponti,1957, VIII).

Sebbene il libro sia oggetto di numerose recensioni sulle pagine delle principali riviste di settore (Interiors, Architectural Record, Industrial Design) non emerge un chiaro giudizio sull’opera che, per la propria natura dialogica, si sottrae ad ogni valutazione definitiva e viene letta in costante relazione con la figura legittimante del suo autore. Gio Ponti infatti, “the world-famous designer” (unknown, 1960, 40) gode già nel 1960 di una certa fama sia nel contesto culturale e professionale nordamericano che tra il grande pubblico grazie non solo alle sue opere ( tra il 1957 e il 1959 terminava a New York gli uffici Alitalia sulla Fifth Avenue e il padiglione per il nuovo Time and Life Building) ma anche alla visibilità offertagli, soprattutto a partire dai primi anni Cinquanta, dalla stampa americana specializzata e non.

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Mario Salvadori

Ingegnere

F.W. Dodge Corporation

casa editrice

Gio Ponti

Sources

Ponti, Gio. Amate l’Architettura. Genova: Vitali e Ghianda, 1957.

Ponti, Gio. In praise of Architecture. Translated by Mario and Giuseppina Salvadori. New York: F.W. Dodge Co., 1960.

Unknown. “In praise of Architecture by Gio Ponti.” Architectural Record, November (1960): 40.

Unknown. ”Three Cheers for Architecture!” Architectural Record, January (1961): 44.

Unknown. “Meet Gio Ponti. In Praise of ArchitectureInteriors, August (1961): 22.

Meeks, Carroll L.V. “In praise of Architecture.”Journal of the Society of Architectural Historians 20, n. 3 (October 1961): 147-148. https://doi.org/10.2307/988097

Toson, Christian. “La rilettura di Gio Ponti nelle pubblicazioni sovietiche”. La rivista di engramma 175, Settembre 2020. https://doi.org/10.25432/1826-901X/2020.175.0016

Author Ludovica Vacirca