La Dolce Vita

film

Pubblico dominio

1960

Rome, Italy

scenario
categoria
media
tag
cinema

Cineritz

producer

Sorelle Fontana

Fashion Designer

Marcello Mastroianni

actor

Federico Fellini

director

La dolce vita di Federico Fellini è certamente il film italiano più famoso al mondo e, come rileva Robert Gordon, emblema dell'ibridizzazione fra l'industria cinematografica italiana e americana. Se in Italia il film viene bersagliato dalla sinistra anticlericale per gli eccessivi riferimenti all'iconografia e all'ideologia cattolica e, dalle pagine dell'Osservatore Romano accusato di blasfemia e decadenza, negli Stati Uniti La dolce vita viene con unanimità accolto quale capolavoro del regista riminese quale ritratto dell'Italia del dopoguerra. Candidato a quattro premi Oscar (miglior regia, sceneggiatura, costumi e scenografia) La dolce vita riesce a conquistare solo quello per le scene curate da Pietro Gherardi (che ricostruisce una parte di Via Veneto nel Teatro 5 di Cinecittà e si occupa anche dei costumi). Prima ancora il film ottiene il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes (che annovera fra i giurati lo scrittore americano Henry Miller) e in America riceve altrettanti prestigiosi riconoscimenti come il premio per il miglior film straniero assegnato dall'American Film Critics.

Fra i lasciti culturali de La dolce vita c'è l'adozione internazionale del termine "paparazzo" per indicare il fotografo di rotocalchi che è disposto a fare di tutto pur di strappare uno scatto alla celebrità di turno e che nel film è ispirato ai racconti del fotogiornalista Tazio Secchiaroli, amico e fotografo di scena di Fellini. 

Dopo aver valutato diverse offerte, per la distribuzione e promozione nordamericana la Cineritz si affida alla Astor, azienda in ascesa nel panorama americano, che organizza una proiezione eccezionale all'Henry Miller Theatre di New York il 19 aprile 1961 ove rimane in programma per ben 33 settimane. Un record assoluto per un film straniero che si inserisce in un più vasto rilancio delle sale cinematografiche statunitensi attraverso i film stranieri. Per tutto l'anno il film viene poi proiettato nelle più importanti sale statunitensi come Boston, Miami, San Francisco, Chicago e Washington. Le voci sul nuovo "dramma sociologico che descrive la decadenza romana" del premiato Fellini circola negli articoli di riviste e quotidiani mesi prima dell'uscita, contribuendo così, insieme a una massiccia campagna di lanciamento, a ottenere un grande successo di mercato. Nella prima distribuzione il film incassa infatti oltre 7,5 milioni di dollari e, grazie alla ri-distribuzione avvenuta nel 1966, si stima un incasso generale di circa 20 milioni di dollari (il più alto per un film straniero in America). 

Come ben sintetizzava Ennio Flaiano, che insieme a Tullio Pinelli, Brunello Rondi, Pier Paolo Pasolini e lo stesso Fellini firma la sceneggiatura del film, si trattava di una «“società del caffè" che folleggia tra l’erotismo, l’alienazione, la noia e l’improvviso benessere. È una società che passato lo spavento della Guerra fredda e forse proprio per reazione, prospera un po' dappertutto. Ma qui a Roma, per una mescolanza di sacro e di profano, di vecchio e di nuovo, per l’arrivo massiccio di stranieri, per il cinema, presenta caratteri piú aggressivi, sub-tropicali».

Vettori collegati

Academy Awards

premio cinematografico

Pier Paolo Pasolini

Writer, director, actor, painter

Marcello Mastroianni

actor

Postwar Italian Cinema

Cineritz

producer

Sorelle Fontana

Fashion Designer

Federico Fellini

director

Cinecittà Studios

Media gallery

Fonti

Archivio Cineritz, Cartella "Dolce Vita Esteri", 8/137/03.
Boxoffice, 1960-1961.
Klady, Leonard, "Top Grossing Independent Films", Variety, 20/02/1995, p. A84.
Robert, Gordon, "Hollywood and Italy", in Peter, Bondanella (a cura di), The Italian Cinema Book, New York: Palgram Macmillan, 2014, pp. 123-129.

Author Giuseppe Gatti